Wall Street Journal: Marchionne usa crisi europea per riplasmare azienda

La Fiat usa la crisi europea come un’occasione per riplasmarsi e cambiare dna rispetto al passato. E’ all’azienda torinese, e soprattutto ad alcuni dei suoi dipendenti che vivono sulla loro pelle il disagio di questa trasformazione, che il Wall Street Journal dedica oggi un lungo servizio in cui non nasconde la gravita’ della situazione. “La riduzione dimensionale della Fiat – scrive il giornale – e’ uno dei primi segni di come la crisi del debito europeo sta cambiando lo scenario delle aziende del vecchio continente. Segue il commento del Sole 24 Ore tratto dal sito Borsa Italiana.

Sergio Marchionne CEO FIAT & Chrysler Group - www.guidoitaliano.it -
Sergio Marchionne CEO FIAT & Chrysler Group - www.guidoitaliano.it -

Il processo e’ particolarmente brutale per i produttori di auto che devono fare i conti con eccessi di capacita’ produttiva costruiti nel corso dei decenni. Si pensi ad esempio che nel 2009 i cinque principali stabilimenti della Fiat in Italia hanno prodotto 650.000 auto utilizzando 22.000 dipendenti mentre in Polonia, nello stabilimento di Tychy, sono state prodotte 600.000 vetture con 6100 dipendenti”. Date queste premesse e la determinazione di Marchionne a rilanciare l’azienda su nuove basi, appare dunque naturale il doloroso processo di riorganizzazione che sta portando il gruppo torinese, storicamente il maggior datore di lavoro del Paese, a rivedere la propria struttura costi intervenendo in particolare proprio sulla voce dipendenti. Il quotidiano newyorkese ricorda come in passato i produttori di auto abbiano ricevuto aiuti e sovvenzioni statali nei momenti di crisi ma ora la Fiat sta ricevendo un nuovo tipo di assistenza, e cioe’ la possibilita’ di licenziare con maggiore facilita’ nei momenti di crisi economica senza dover passare come in passato attraverso la giusta causa e i programmi di cassa integrazione. Il Wsj sceglie come volto emblematico di questo processo doloroso quello di Roberta Ruocco, impiegata in un’azienda dell’indotto di Pomigliano. Credeva di aver toccato il paradiso quando era stata assunta a tempo indeterminato e invece ora, dopo tre anni di cassa integrazione e maternita’, non vede piu’ certezze attorno a se’. E la sua, osserva il quotidiano, e’ solo una di tante storie analoghe nell’universo Fiat di questi giorni.

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